Il
Fiume Taro, uno tra i più importanti affluenti di destra del
Po, nasce sul lato meridionale del Monte Penna, sull'appennino emiliano
al confine con la Liguria. Il Taro, nella sua lunga discesa, incide
una valle trasversale al sistema appenninico e attraversa in tutta la
sua lunghezza, da Nord a Est, il territorio provinciale di Parma.
Lungo
circa 125 km e con un bacino che si aggira sui 1500 km/q, il Taro, pur
essendo classificato tra i fiumi, rispecchia quasi tutte le caratteristiche
del torrente. Come indica il suo nome (etimologicamente "precipitoso,
veloce"), il corso del Taro è caratterizzato da un primo
tratto in cui le acque scorrono veloci a causa dell'elevata pendenza
(l'altitudine massima del bacino è di m 1.831 s.l.m.), con conseguente
trasporto a valle di ciottoli e detriti ed erosione del terreno.
All'altezza di Fornovo - Medesano, il Fiume rallenta la sua corsa e
deposita il materiale solido, tanto che il greto, ora molto più
ampio, è caratterizzato da una notevole quantità di ghiaia
e ciottoli. Questi ultimi sono tra gli elementi più caratteristici
del Fiume: diversi per forme e per colori, un tempo venivano usati dalla
gente locale per la costruzione di case e muretti di recinzione.
A causa della diminuzione della pendenza e quindi della velocità,
a questa altezza il letto del fiume si fa più permeabile e una
parte dell'acqua si infiltra nel terreno per alimentare le falde acquifere
della zona.
A Nord della Via Emilia, il Taro restringe ancora il suo alveo tanto
che, in alcuni punti, sembra ridursi a un vero e proprio canale, incassato
in una stretta trincea scavata nella pianura. Dopo il Comune di San
Secondo e quello di Trecasali, il Fiume attraversa Sissa
dove in un punto protetto da una flora rigogliosa, il Taro e il Po
si incontrano, dando vita a uno scenario molto suggestivo.
La
dislocazione Nord - Sud fa del Taro una delle consuete vie di migrazione
degli uccelli, assecondata in questo dalla presenza, in uno spazio limitato
e contiguo, di ambienti naturalistici diversi: zone umide e aride, a
brughiera, boscose e coltivate.A
seguito della costituzione del Parco del Taro tra Collecchio,
Medesano e Noceto, dell'Oasi WWF a Torrile e di alcune zone di ripopolamento,
è stato possibile osservare e censire sul corso del Fiume oltre
250 specie di uccelli. Con tanta pazienza e un po' di fortuna è
possibile scorgerne alcuni esemplari rari quali: la Garzetta (uccello
di medie dimensioni che si nutre di piccoli pesci), la Gallinella d'acqua,
il Martin pescatore, l'Airone cinerino, il Cavaliere d'Italia, il Falco
cuculo, l'Averla cenerina, l'Occhione, la Sterna Comune e il Fraticello.
Alcune di queste specie sono comprese nella Lista Rossa degli uccelli
nidificanti in Emilia Romagna, una guida stilata dalla Regione per la
conservazione di razze in estinzione.
Anche la flora, che rispecchia in parte quella delle zone palustri,
è varia e di notevole interesse: oltre a numerosi esemplari di
erbe medicinali spontanee (es. camomilla e tarassaco) il greto del taro
è circondato da Rose canine, Typha latifolia, Cannuccia di palude
e Arundo.