Imboccando
l'antica Via Francigena a Terenzo,
si può raggiungere la cima del Monte della Croce e poi scendere
verso l'abitato di Càsola,
caratteristico paese formato da più nuclei abitativi, ognuno
con il proprio nome: Lùghero, Puilio, Il Castello e La Villa.
Proprio
in queste due ultime località la riapertura del sentiero della
Via Francigena ha portato alla luce alcune tracce di costruzioni medievali:
le fondamenta del maestoso castello
situato sulla crosta del monte a difesa degli abitanti del paese, prova
tangibile delle antiche origini del paese. A circa 700 metri a sud -
est della Chiesa è quindi possibile osservare i pochi resti della
costruzione, dirimpetto al Castello di Ravarano, sulla sponda opposta
del Torrente Baganza.
Testimonianza ufficiale dell'esistenza di questo castello è reperibile
nella "pianta della città di Parma e suo territorio con
parte di Borghigiano e Reggiano disegnata dopo il 1460", dalla
quale si deduce dovesse trattarsi, più che di un vero e proprio
maniero, di un intero villaggio fortificato. L'attendibilità
di questa immagine è però messa in dubbio dal critico
d'arte Marzio Dall'Acqua, secondo il quale quella sulla mappa sarebbe
una "ridipintura ottocentesca".
La
Chiesa di Sant'Apollinare fu consacrata
l'11 agosto 1577 e fu costruita dopo che l'originaria "Chiesa del
Monte", edificata presso l'antica Strada di Monte Bardone e posta
sotto la giurisdizione della Pieve di Bardone, diventò inagibile.
Resti di questa antica costruzione vennero rinvenuti nel 1964 durante
lavori di costruzione per l'acquedotto.
Il campanile a lato della Chiesa fu eretto nel 1934 e i merli sulla
cima avevano l'obiettivo di ricordare l'antico castello.
L'interno, a pianta quadrata, è arricchito da due cappelle laterali
e gli arredi lignei ivi contenuti sono perlopiù testimonianza
di artigianato locale settecentesco.
Dietro la Chiesa, è possibili ammirare un piccola cappella dedicata
a San Rocco risalente ai primi decenni del Seicento.
La sagra di Sant'Apollinare si festeggia abitualmente la prima domenica
dopo il 23 luglio ed è occasione di grande festa: da anni ormai
dopo la Santa Messa si svolge la tradizionale processione per le strade
del paese.Sant’Apollinare è il Patrono, oltre che di Casola,
anche di Ravenna e dell’intera Emilia-Romagna.
Vissuto ai tempi dell’Impero Bizantino di Occidente (II-III sec.d.C.),
Apollinare fu protovescovo di Ravenna e primo evangelizzatore della
regione e morì da martire proprio il 23 luglio.
Il suo nome deriva dal latino e significa “Sacro ad Apollo”.Nell’iconografia
è raffigurato con la palma o con il Bastone Pastorale, suoi emblemi.
La Sagra è l'occasione in cui le famiglie si riuniscono e gustano
con piacere i vecchi piatti "della festa": cappelletti, lesso,
arrosti e dolci tradizionali, come la torta bianca e nera o quella di
mandorle.
In località La Villa sono
visibili un fabbricato del Seicento, appartenuto alla famiglia Bianchi
(casato legato ai Marchesi Pallavicino di Ravarano), e uno del Settecento,
detto "dei Coruzzi", recentemente ristrutturato e ribattezzato
"Villaggio Crinale".
Così come a Terenzo, anche alla Villa i viandanti possono dissetarsi
alla caratteristica fontana "tecèda"
(con il tetto).
Durante
la Seconda Guerra Mondiale Casola attraversò un periodo particolarmente
difficile: trovandosi a pochi chilometri dalla Strada Statale della
Cisa, subì giorno e notte le incursioni aeree americane e inglesi,
volte alla distruzione di contingenti nemici e di risorse di ogni tipo
(carri, bestiame, ecc.).
Numerosi giovani della frazione, poi, persero la vita al fronte, tra
questi Casola ricorda con orgoglio l'Alpino Renzo
Marubbi, classe 1922, Brigata Julia,
caduto sul fronte russo il 16 gennaio 1943, Medaglia d'argento al Valor
Militare con questa motivazione:
" Porta
arma tiratore, posto a difesa di un tratto di caposaldo, fortemente
battuto da armi automatiche, ferito durante un attacco nemico portato
con forze soverchianti, rifiutava di essere medicato e continuava la
lotta incitando i compagni con l'esempio e con la parola, colpito mortalmente
da una scheggia cadeva sull'arma bagnata dal suo sangue".
Nel volume "Per la Val Baganza 1997" Azelio Cattani, autore
di un importante articolo sul tributo doloroso di Casola alla Guerra,
chiudeva così il suo pezzo: "A lui era intitolata la scuola
elementare di Casola, ma ora la scuola è stata venduta e della
medaglia d'argento al valore Renzo Marubbi non c'è più
traccia
"
Il
turista che per arrivare a Casola percorrerà la Via Francigena
incontrerà il cippo di pietra
rappresentante San Rocco Pellegrino,
scolpito dall'artista Nino Medici e inaugurato nel 2001.
Il
territorio di questa frazione che guarda verso il Torrente Baganza è
molto ripido e in gran parte roccioso così che la sua discesa
(nonché la sua risalita!) è piuttosto ostica. Per questo
motivo la zona, chiamata con il nome generale Le
Rive di Casola, è frequentato principalmente dai cacciatori
della zona e da chi ancora possiede boschetti e terreni da controllare.
Proprio due abili cacciatori del luogo hanno trovato, qualche anno fa,
in questa zona antichi reperti fossili
di molluschi bivalvi estinti, vissuti nel Giurassico
e nel Cretacico, in un intervallo
temporale che si aggira sui 130 milioni di anni: gli inocérami.
Casola,
per la sua posizione caratteristica, è il punto migliore per
raggiungere la cima del Monte Croce
su cui il Primo Maggio 2001 è stata posta la prima pietra per
il monumento di 7 metri e 1/2, progettata dal Raffaella Giovanelli,
rivestito con 64 pannelli di rame.La Croce è posta sopra una
scalinata e prevede un progetto di illuminazione che la renderà
visibile da tutti i paese limitrofi. In occasione della festa del Tartufo
di Fragno, in colaborazione con la Pro Loco e il Comune di
Calestano, è stata organizzata una camminata che, oltre alla
visita alla Croce, prevedeva l'arrivo a Calestano, dove era possibile
visitare la fiera.
Un
appuntamento imperdibile nella frazione è quello con la Commedia
Dialettale, in occasione della Sagra di Sant'Apollinare. Da anni, sul
sagrato della Chiesa viene organizzato lo spettacolo in vernacolo più
caratteristico della zona con il palco a ridosso dell'edificio sacro
e il pubblico riunito nella platea naturale racchiusa tra gli antichi
edifici. E' consuetudine, al termine dello spettacolo, offrire ai presenti
un assaggio delle ottime torte casalinghe preparate con cura e maestria
dalle signore del posto.
Per
gli amanti della buona cucina, Casola è sede della nota Trattoria
"Da Pietro", meta dei numerosi centauri che frequentano la
Statale della Cisa e di tutti coloro che desiderano mangiare piatti
e salumi tradizionali di ottima
fattura.